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01 - Coccopalmerio, Francesco, La "communicatio in sacris" - P. 1

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La "communicatio in sacris" come tema canonistico ed ecumenico

COCCOPALMERIO, FRANCESCO - PAG. 1-36

Sommario
L’Autore intende presentare non tanto la normativa canonica
positiva riguardante la c.i.s., quanto piuttosto la struttura
ontologica del diritto di partecipare alle «res sacrae», tra cui
principalmente ai tre sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia
e dell’Unzione degli infermi, e afferma che tale diritto presuppone
per sua natura la comunione ecclesiale piena.
In conseguenza di tale principio, l’Autore si interroga su una
apparente impasse ecclesiologica: gli attuali cristiani non cattolici
sono considerati in comunione ecclesiale vera però non piena
e nello stesso tempo sono ammessi ai sacramenti della Penitenza,
dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi (cf. can. 844 §§3-4).
Ciò suscita una domanda: per non smentire la necessità della
comunione ecclesiale piena per partecipare ai tre sacramenti, non
si dovrebbe forse pensare che gli attuali cristiani non cattolici siano,
almeno per certi aspetti, in comunione ecclesiale piena?
Summary
«Communicatio in sacris» as a Canonical and Ecumenical
Topic
The author intends to examine not merely the enacted positive
canonical legislation concerning the «communicatio in sacris»,
but more so the ontological structure of the right to participate
2 PERIODICA, VOL. 107 (2018) FASC. I: abstract
in the «res sacrae», among which is chiefly included the right to
three sacraments of Penance, Eucharist and the Anointing of the
Sick, and states that this aforementioned right by its very nature
presupposes full ecclesial communion.
As a result of this principle, the author raises a question
about an apparent ecclesiological impasse: current non-Catholic
Christians are considered to be in true (but not full) ecclesial
communion, and at the same time they are admitted to the
sacraments of Penance, Eucharist and the Anointing of sick (cf.
can. 844 §§3-4).
From this arises the question: in order not to deny the necessity
of full ecclesial communion in the participation in the three
aforementioned sacraments, should not one think that current
non-Catholic Christians are (at least in some respects) in full
ecclesial communion?

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La "communicatio in sacris" come tema canonistico ed ecumenico

COCCOPALMERIO, FRANCESCO - PAG. 1-36

Sommario
L’Autore intende presentare non tanto la normativa canonica
positiva riguardante la c.i.s., quanto piuttosto la struttura
ontologica del diritto di partecipare alle «res sacrae», tra cui
principalmente ai tre sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia
e dell’Unzione degli infermi, e afferma che tale diritto presuppone
per sua natura la comunione ecclesiale piena.
In conseguenza di tale principio, l’Autore si interroga su una
apparente impasse ecclesiologica: gli attuali cristiani non cattolici
sono considerati in comunione ecclesiale vera però non piena
e nello stesso tempo sono ammessi ai sacramenti della Penitenza,
dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi (cf. can. 844 §§3-4).
Ciò suscita una domanda: per non smentire la necessità della
comunione ecclesiale piena per partecipare ai tre sacramenti, non
si dovrebbe forse pensare che gli attuali cristiani non cattolici siano,
almeno per certi aspetti, in comunione ecclesiale piena?
Summary
«Communicatio in sacris» as a Canonical and Ecumenical
Topic
The author intends to examine not merely the enacted positive
canonical legislation concerning the «communicatio in sacris»,
but more so the ontological structure of the right to participate
2 PERIODICA, VOL. 107 (2018) FASC. I: abstract
in the «res sacrae», among which is chiefly included the right to
three sacraments of Penance, Eucharist and the Anointing of the
Sick, and states that this aforementioned right by its very nature
presupposes full ecclesial communion.
As a result of this principle, the author raises a question
about an apparent ecclesiological impasse: current non-Catholic
Christians are considered to be in true (but not full) ecclesial
communion, and at the same time they are admitted to the
sacraments of Penance, Eucharist and the Anointing of sick (cf.
can. 844 §§3-4).
From this arises the question: in order not to deny the necessity
of full ecclesial communion in the participation in the three
aforementioned sacraments, should not one think that current
non-Catholic Christians are (at least in some respects) in full
ecclesial communion?

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