Fede tra estetica etica ed estatica

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di Alessio Dal Pozzolo

Analecta Gregoriana 314

2011, pp. 394

Il presente lavoro intende contribuire all’ elaborazione di una nozione teologica di fede articolata attorno ai profili estetico, etico ed estatico dell’esperienza.

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di Alessio Dal Pozzolo

Analecta Gregoriana 314

2011, pp. 394

Il presente lavoro intende contribuire all’ elaborazione di una nozione teologica di fede articolata attorno ai profili estetico, etico ed estatico dell’esperienza. Chiave strategica di accesso alla dinamica dei due autori indagati, F. Schiller e K.W.F. Solger. Si tratta di una categoria alquanto pregnante – eppur di scarso impiego nella teologia anche recente – che ha valenza non solo estetica, ma anche antropologica (l’esperienza della libertà a fronte di un destino avverso), ontologica (sublime infinito nel finito) e teologica (sporgersi trascendente dell’uomo verso Dio quanto per l’irruzione di Dio). Innestandosi su un convalidato filone di ricerca teologica – quello che indaga la conformità di esperienza estetica e teologica – e avvalendosi di un celebre patrocinatore – H.U. Von Balthasar – il percorso dello studio sfocia nella ingiunzione a recuperare anche teologicamente un discorso estetico connessa l’esperienza del tragico. Ma, anche e soprattutto, di una concezione di sublime quale istanza di raccordo e transizione tra l’esperienza estetica, etica ed estatica. Il sublime si lascerebbe infatti cogliere quale ‘attestazione estetico-etica del teologico’ e si offrirebbe con ciò quale singolare forma di evidenza, originariamente storico-pratica, della verità ultimamente teologica.

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