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Gregorianum 2016 Fasc. 4

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12 - Monari, Giorgio - Il suono del verbo oltre la desolazione dell'esilio e lo strepito della Globalizzazione. - P. 789

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Il suono del verbo oltre la desolazione dell'esilio e lo strepito della globalizzazione. I. Considerazioni estetico-musicali

MONARI, GIORGIO - PAG. 789-807

RIASSUNTO

Il suono della musica occidentale del Novecento dice spesso della desolazione di un’umanità esiliata e sempre più sopraffatta nello strepito dell’orgia globale. Proprio alla fine del secolo scorso emergono posture musicali che mostrano però di volere mettere di nuovo a fuoco l’esperienza nelle sue dimensioni rappresentativa e qualitativa, in una rinnovata aspirazione alla soggettività personale (e simbolica). Risulta subito chiaro come, a fronte di tendenze sinceramente convergenti in tal senso, alcune altre tendenze invece svuotino di senso questa stessa aspirazione offrendone solo una vuota parodia. Di queste diverse opzioni si mostrano in questa sede due esempi emblematici, due composizioni musicali che mettono in musica lo stesso testo, il salmo 51 (50), del britannico Michael Nyman e dell’estone Arvo Pärt. Se nel Miserere di Nyman si riconosce l’estetica del simulacro, ben diversa appare l’opera di Pärt. Rimettere in gioco i sensi come fondamento di una esperienza che sia apertura all’esperienza stessa e al disvelamento per riavviarsi verso un’idea di soggetto-persona è la prospettiva cui invece possono ascriversi le scelte musicali del maturo Arvo Pärt del Miserere. Potrebbe dirsi che, almeno nelle intenzioni, voglia percorrere la stessa dinamica dell’incarnazione del Verbo, riaprire un cammino nel quale l’uomo stesso ritrovi la propria identità, vale a dire un cammino verso l’unità con Cristo.

Parole chiave: Arvo Pärt, Michael Nyman, musica sacra, postmodernismo

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IL SUONO DEL VERBO OLTRE LA DESOLAZIONE DELL'ESILIO E LO STREPITO DELLA GLOBALIZZAZIONE. I. CONSIDERAZIONI ESTETICO-MUSICALI....

MONARI, GIORGIO - PAG. 789-807

RIASSUNTO

Il suono della musica occidentale del Novecento dice spesso della desolazione di un’umanità esiliata e sempre più sopraffatta nello strepito dell’orgia globale. Proprio alla fine del secolo scorso emergono posture musicali che mostrano però di volere mettere di nuovo a fuoco l’esperienza nelle sue dimensioni rappresentativa e qualitativa, in una rinnovata aspirazione alla soggettività personale (e simbolica). Risulta subito chiaro come, a fronte di tendenze sinceramente convergenti in tal senso, alcune altre tendenze invece svuotino di senso questa stessa aspirazione offrendone solo una vuota parodia. Di queste diverse opzioni si mostrano in questa sede due esempi emblematici, due composizioni musicali che mettono in musica lo stesso testo, il salmo 51 (50), del britannico Michael Nyman e dell’estone Arvo Pärt. Se nel Miserere di Nyman si riconosce l’estetica del simulacro, ben diversa appare l’opera di Pärt. Rimettere in gioco i sensi come fondamento di una esperienza che sia apertura all’esperienza stessa e al disvelamento per riavviarsi verso un’idea di soggetto-persona è la prospettiva cui invece possono ascriversi le scelte musicali del maturo Arvo Pärt del Miserere. Potrebbe dirsi che, almeno nelle intenzioni, voglia percorrere la stessa dinamica dell’incarnazione del Verbo, riaprire un cammino nel quale l’uomo stesso ritrovi la propria identità, vale a dire un cammino verso l’unità con Cristo.

Parole chiave: Arvo Pärt, Michael Nyman, musica sacra, postmodernismo

ABSTRACT

The sound of western twentieth century music often tells us about the waste land where humanity found itself exiled and increasingly overwhelmed by the noise of the global orgy. But, at the end of the past century, there appeared some musical postures showing an intention to re-focus experience in its representational and qualitative dimensions, once more longing for personal (and symbolic) subjectivity. While some of them were only able to make void such an aspiration — turning it into its parody —, it is notable how others sincerely converged upon it. This article analyzes two important examples of these opposed tendencies: two settings of Psalm 51 (50) by the British composer Michael Nyman and by the Estonian Arvo Pärt. If Nyman’s Miserere clearly reveals aspects of the aesthetics of the simulacrum, that is not the case with Pärt’s Miserere. We can ascribe most of the compositions of Pärt’s mature period — and his Miserere — to the tendency aiming at putting again the senses at stake, so that they should be the foundation of an experience that is open to experience itself and to revelation, in order to reset out for an idea of personal subjectivity. We could say — so it seems — composers like Pärt want to follow the  path of the dynamics of the incarnation of the Word, to re-open a way where man itself finds again his own identity, that is to say a road to arrive at unity with Christ.

Keywords: Arvo Pärt, Michael Nyman, Sacred Music, Post-modernism

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